L’AI è la tua nuova social media manager? Pro e contro che nessuno ti dice

Negli ultimi mesi ho visto decine di post entusiasti sull’uso dell’intelligenza artificiale per gestire i social media. “L’AI fa tutto al posto mio!”, “Ho automatizzato completamente la mia presenza online!”…ma guardando quei profili, mi sono subito resa conto del perché il coinvolgimento del pubblico fosse così basso. Il problema non è l’AI, ma l’illusione che la gestione dei social media sia solo una questione di produzione di contenuti. Il principale obiettivo, invece, è quello di stabilire connessioni UMANE.

Cosa l’AI fa straordinariamente bene

L’AI non è da buttare, eh. Nemmeno per la gestione social. Per esempio sa benissimo:

  • generare varianti dello stesso concetto/contenuto, in quantità pressoché infinite;
  • analizzare i dati;
  • far superare i blocchi creativi;
  • ottimizzare dal punto di vista tecnico i testi, revisionandoli e aggiungendo per esempio gli hashtag strategici.

Ma al di fuori di queste attività, cominciano i problemi. Per esempio nella capacità di usare il tone of voice del brand – che è ciò che lo rende unico – e nel timing emotivo l’AI è una frana. Perché non “sente” quando le persone hanno bisogno di un certo tipo di messaggio, né può parlare come tu faresti.

L’illusione dell’automazione completa e le metriche sbagliate

Molti venditori di strumenti AI ti promettono di “automatizzare completamente i tuoi social”. È una bugia: i social media non sono un canale broadcast, sono un ecosistema di conversazioni. Le neuroscienze ci insegnano che il cervello umano è sempre alla ricerca della reciprocità e del riconoscimento. Quando pubblichi contenuti ma non rispondi ai commenti, quando usi bot per le interazioni, quando è evidente che dall’altra parte non c’è presenza umana, allontani le persone.

L’ossitocina, ormone fondamentale per la costruzione di fiducia, viene rilasciata durante interazioni sociali autentiche, vere. Non si attiva leggendo contenuti generati da AI e ancor meno interagendo con risposte automatizzate.
E poi, guardare il numero di contenuti pubblicati significa basarsi su una metrica sbagliata. Devi guardare la qualità di ciò che pubblichi e l’effetto che effettivamente ottieni tra i tuoi followers.

AI come social media manager: l’approccio ibrido

L’AI può essere un’ottima assistente del social media manager, ma non una sostituta. Puoi usarla per creare la struttura dei contenuti e delle tue strategie, a cui però devi aggiungere l’anima. Non sei certo/a che il risultato ottenuto sia buono?

Prendi 5 post scritti da te e 5 generati dall’AI e sistemati. Mostrali a 10 persone del tuo pubblico, senza suddividerli in categorie. Chiedi quali pensano ti rappresentino davvero e quali invece siano meno tuoi. Se non riescono a fare distinzioni, vuol dire che hai trovato il giusto equilibrio. Viceversa, c’è un problema di autenticità da risolvere.

Il costo nascosto della delega totale

C’è un aspetto di cui nessuno parla: usando l’AI in modo improprio, delegando a lei totalmente la gestione dei nostri canali social, atrofizziamo il nostro cervello. Quando smettiamo di pensare a come comunicare efficacemente, a come leggere le reazioni del pubblico, a come modulare il messaggio, perdiamo l’abilità di farlo.

Così ci sono imprenditori che, dopo soli sei mesi di delega totale all’AI, faticano a scrivere una semplice e-mail di vendita o a presentare davanti a clienti reali. La morte della “testa”, poi, si traduce nella morte del business, nell’incapacità di avere una vision chiara, di anticipare il futuro, di restare competitivi.

Se hai già provato la sensazione di perdere la concentrazione a causa dell’AI, se hai notato un calo dei commenti più articolati sotto i tuoi contenuti, se molte persone smettono di seguirti silenziosamente…devi fermarti!

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